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domenica, 30 settembre 2007
Resoconto di Settembre
Lungo e difficile, musicamente parlando, il mese di settembre. Il ritorno alla scuola mi ha drasticamente ridotto il tempo libero della seconda metà del mese. Nel complesso ho ascoltato comunque molta musica ma ho dedicato tempo ad alcuni album doppi, un cofanetto di 5 CD ed altre produzioni tipicamente prolisse, ovvero i Greatest Hits.

Inoltre, come quei nobili 5 lettori che mi seguono avranno notato, ho dato il via in grande stile al progetto di approfondimento della musica italiana, che si è concretizzato soprattutto nell'ascolto e nella contemporanea stesura delle discografie/biografie di Guccini e Rossi, peraltro già pubblicate su queste stesse pagine.

Detto questo, ecco a voi la lista degli ascolti:

Amboy Dukes - Migration - 5,5
Avril Lavigne - Let Go - 4
Devastations - Yes, U - 7
Eat Static - Mondo a Go-Go (EP) - 5,5
Eat Static - The Alien's EP - 7
Francesco Guccini - Folk N.1 - 6
Francesco Guccini - Due Anni Dopo - 6
Francesco Guccini - L'Isola Non Trovata - 5,5
Francesco Guccini - Radici - 7,5
Francesco Guccini - Opera Buffa - 4
Francesco Guccini - Stanze Di Vita Quotidiana - 5
Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43 - 6,5
Francesco Guccini - Amerigo - 4,5
Francesco Guccini - Album Concerto - 6
Francesco Guccini - Metropolis - 4
Francesco Guccini - Guccini - 3
Francesco Guccini - Signora Bovary - 4
Francesco Guccini - Quello Che Non - 4,5
Francesco Guccini - Parnassius Guccini - 4,5
Francesco Guccini - D'amore di morte e di altre sciocchezze - 3,5
Francesco Guccini - Stagioni - 3,5
George Michael - Ladies & Gentlemen - The Best Of George Michael (2 Cd) - 3,5
Hidden Hand - Resurrection Of Whiskey Foote - 7
Holy Modal Rounders - Holy Modal Rounders - 6
Holy Modal Rounders - Holy Modal Rounders (II) - 6,5
Holy Modal Rounders - Indian War Whoop - 8
Holy Modal Rounders - The Moray Eels Eat - 7,5
Hot Hot Heat - Scene One Trough Thirteen - 6
Hot Hot Heat - Make Up The Breakdown - 5,5
Hot Hot Heat - Elevator - 5
In Flames - The Tokyo Showdown - 5,5
Joe Cocker - Greatest Hits - 5,5
Lisa Germano - Excerpts From A Love Circus - 8,5
Nasum - Grind Finale (2CD) - 5
Neurosis - A Sun Thath Never Sets - 6,5
New Order - Best Of - 5
Oasis - The Masterplan - 4,5
Offspring - Americana - 5,5
Offspring - Greatest Hits - 5
Pearl Jam - Live On Two Legs - 6
Picchio Dal Pozzo - Abbiamo Tutti i Suoi Problemi - 5
Picchio Dal Pozzo - Camere Zimmer Rooms - 5,5
Pink Floyd - Ummagumma - 7,5
Pink Floyd - The Final Cut - 5,5
Porcupine Tree - Voyage 34 - 5
Porcupine Tree - Up The Downstairs - 6,5
Porcupine Tree - Stupid Dream - 6
Porcupine Tree - Lightbulb Sun - 6
Porcupine Tree - Recordings - 5,5
Porcupine Tree - In Absentia - 7
Porcupine Tree - Stars Die (The Delerium Years 1991 - 1997) - 6,5
Slayer - Soundtrack To The Apocalypse (5CD) - 4
Tre Allegri Ragazzi Morti - La Seconda Rivoluzione Sessuale - 3,5
Vasco Rossi - Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone - 5
Vasco Rossi - Non Siamo Mica Gli Americani - 5,5
Vasco Rossi - Colpa D'Alfredo - 4,5
Vasco Rossi - Siamo Solo Noi - 5,5
Vasco Rossi - Bollicine - 5
Vasco Rossi - Va Bene, Va Bene Così - 6
Vasco Rossi - Cosa Succede In Città - 4
Vasco Rossi - Liberi Liberi - 4
Vasco Rossi - Gli Spari Sopra - 4,5
Vasco Rossi - Nessun Pericolo Per Te - 4
Vasco Rossi - Stupido Hotel - 4
Yes - Relayer - 6


I più attenti avranno notato che scarseggiano decisamnete voti memorabili. Riporto di seguito i "fondamentali" del mese, lista, come avrete anche voi modo di sicerarvi, molto ristretta.

Francesco Guccini - Radici - 7,5
Holy Modal Rounders - Indian War Whoop - 8
Holy Modal Rounders - The Moray Eels Eat - 7,5
Lisa Germano - Excerpts From A Love Circus - 8,5
Pink Floyd - Ummagumma - 7,5

Coloro che hanno più tempo a disposizione aggiungano anche:

Devastations - Yes, U - 7
Eat Static - The Alien's EP - 7
Hidden Hand - Resurrection Of Whiskey Foote - 7
Porcupine Tree - In Absentia - 7


Il mese di ottobre, salvo cambiamenti di idee, dovrebbe continuare ad approfondire il panorama italiano affiancando a questo approfondimento un più generico ascolto internazionale (sostanzialmente annullato nelle ultime due settimane).

Se ancora avrete la pazeinza di leggermi, al prossimo mese per il bollettino mensile.

Buon ascolto.

"Ascolta sempre e solo musica vera, e cerca sempre se puoi di capirla"
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 19:57 | link | commenti | categoria:
Settembre
Fredda e fosca cala la sera
in una domenica qualunque,
segna la morte di un giorno
d'avvolgente autunno.

Il senso leggero del tempo che passa,
i pomeriggi sui libri e sui quaderni.
Nei momenti libero rimpiango momenti belli
meno amari di quanto potrei pensare

Riempire ogni anfratto di formule e concetti,
di cose da altri dette e false verità.
Innocue riempitivi per fragili desideri
che sfumato leggeri in teneri aldilà.

E guardo distaccato il bello del calore
di abbracci fraterni e baci di passione,
mi sfiora un sol pensiero, anniebbiato e confuso:
ricordo ancora il suono di un placido sorriso?

Fredda e fosca cala la sera
nel mio cuore dimentico di primavera,
segna un'altro mese che muore
senza il fantasma di un nuovo amore.

E guarda lento il mio cuore saggio
di ogni candela lo speranzoso raggio,
attende timido che arrivi il momento
per un sereno e migliore slancio.

Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 18:36 | link | commenti | categoria:
sabato, 29 settembre 2007
Francesco Guccini
Lo stereotipo del cantautore italiano trova la quasi totale affermazione nella figura di Francesco Guccini, emiliano dedito ad un Folk impegnato sulla scia di Bob Dylan, attento da sempre all'aspetto politico e sociale delle sue canzoni.

Da sempre appare evidente il suo legame con la realtà quotidiana, terreno sul quale si ambientano i suoi affreschi dell'umanità. La sua musica è spesso incentrata sui messaggi dei testi, vero fulcro di tutta la sua opera. L'atteggiamento sempre critico con cui esprime le sue opinioni gli valgono anche un certo alone di "ribelle" e di "oppositore", in buona parte legittimi.

I primi album racchiudono le basi del suo stile e del suo personaggio. Si tratta di raccolte di riflessioni sulla vita, sull'amore e sulla società che utilizzano musiche di stampo tradizionale, che pescano a piene mani dalla tradizione Folk ma che non disdegnano sprazzi di Folk/Rock e Jazz.

Auschwitz, la corrosiva Il Sociale e L'Antisociale, la malicnonica In Morte Di SF ed il Blues di Statale 17 da Folk N.1 (1967) ed ancora il melodramma de Il Compleanno, la funerea confessione à la De Andrè di L'Albero Ed Io, la tragica parabola de L'Ubriaco e la politicizzata Promavera di Praga da Due Anni Dopo (1970) introducono le sue descrizioni attente e profonde, la sua avvolgente e calda tonalità vocale e la sua erre "arrotata". Quello che forse grava sulla sua opera è la struttura musicale dell'accompagnamento, spesso poco distante dalla scarnezza e comunque priva di un carattere che le permetta di rifiutare il ruolo di sottofondo per i monologhi di Guccini.

Il terzo L'Isola Non Trovata (1971) contiene la riflessiva Asia e la più movimentata Il Tema, la radiofonica La Collina, la toccante L'Orizzonte di KD ed il quadretto di quotidianetà di Un Altro Giorno E' Andato. In sostanza Guccini prosegue la sua missione senza apportare sostanziali modifiche alla sua formula, comunque maturata e saltuariamente attraversata da citazioni letterarie o rimandi culturali più o meno velati che innalzano il valore dei testi e coprono in parte alcune debolezze musicali, soprattutto lacune d'originalità.

Con una sorprendente forza artistica Guccini scrive il suo capolavoro quando pubblica Radici (1972). Musicalmente il cantautore è adesso supportato da una schiera di musicisti che finalmente danno un nuovo valore al suo Folk/Rock, prima fin troppo scarno. A livello di strutture, i brani si allungano e sono adesso permeati da una vibrante vena poetica, in parte distante dalle descrizioni quasi didascaliche che saltuariamente comparivano nei primi album. La carica emotiva dei brani è adesso travolgente e il senso di drammaticità diventa evidente in molti episodi, fino a far considerare accostamenti con le fosche diapositive di De Andrè. L'ambiziosa Canzone Dei Dodici Mesi, che si propone come da titolo di passare in rassegna l'intero anno solare dedicando ad ogni mese versi poetici e citazioni letterarie al passo di un policromatico Folk/Rock affascinato dal Jazz, dal Pop e dal Blues. Il lamento cupo di Canzone Della Bambina Portoghese, che quasi si spegne nella parte centrale, porta fino al capolavoro dell'opera, quella Il Vecchio E Il Bambino che riassume forse il senso delle "radici" gucciniane, quel senso mesto del tempo che scorre e dell'attaccamento a quello che fu e che rimane perduto nel tempo, la certezza della morte e della fine che affligge e porta con sè una straziante malinconia. Il sospiro con cui si apre il brano mette in luce il monologo del cantautore fino all'angosciante crescendo ed alla conclusiva apertura, incapace però di cancellare il fosco senso di oppressione creato dalle chitarre rinsecchite e dalla voce profonda di Guccini. La soffusa atmosfera di Incontro anticipano gli otto lunghi minuti de La Locomotiva, altra vetta dell'opera. La forma musicale è minima ma trova forza nel suo ripetersi e nel marziale recitato che la impreziosisce per tutta la sua lunghezza, amplificando di fatto la canzone politico-sociale protagonista dei primi tre album. L'affresco cittadino di Piccola Città, descrizione delle piccole realtà provinciali, e la conclusiva Radici, oltre sette minuti non tutti imperdibili, concludono l'opera in modo comunque degno.

Radici rappresenta uno dei migliori album cantautorali della storia della musica italiana, accostabile ai capisaldi del genere anche a livello internazionale. Guccini si presenta come il Dylan italiano, capace di interpretare con forza e profondità il sentimento di una generazione intera.

Inizia, dopo il capolavoro di Radici, un periodo di preoccupante distaccamento dalla profondità analitica raggiunta, quasi come se Guccini volesse proporre per la sua figura un'aspetto meno intellettuale e riflessivo.

La successiva Opera Buffa (1973) raccoglie numeri da cabaret dove la musica passa in secondo piano. Guccini ironizza sulla sua immagine impegnata ma, nonostante sia apprezzabile l'autoironia, l'opera è poco più che un mediocre diversivo che di fatto non lascia episodi ricordevoli. Anche l'anno successivo, quello di Stanze Di Vita Quotidiana, presenta un cantautore che ha perso molta della sua ispirazione, quella forza espressiva che lo accompagnava in passato e che adesso latita nella Canzone Della Triste Rinuncia o nella Canzone Della Vita Quotidiana. L'atmosfera è molto più intimista e sembra trascurare i temi sociali, come nella comunque apprezzabile Canzone Delle Osterie Di Fuori Porta mentre sono quasi ingiustificati i nove minuti di Canzone Delle Situazioni Differenti. Si è soprattutto perduta la grinta delle trascinanti arringhe di un tempo, e la drammaticità che affiorava prepotentemente in alcuni episodi.

Via Paolo Fabbri 43 (1976) sembrò segnare un ritorno al repertorio maggiore. Torna la forza delle espressioni argute e taglienti in Canzone Di Notte N°2, affresco notturno per spunti esistenziali nella migliore tradizone di Guccini. La disillusa Cannzone Quasi D'Amore, dissacrante ballata d'amore immersa nell'insopportabile miseria dell'esistenza, anticipa l'ispirata Il Pensionato, imperziosita da un'afflato lirico che accompagna la voce impostata di Guccini in un'atmosfera da balera abbandonata. Tutta la forza della rabbia proletaria torna prepotente nella ritmica trascinante L'Avvelenata, incorniciata da uno dei testi più efficaci della tradizione Folk, una sequela di velenose affermazioni che aspramente commentano la sua stessa carriera e la carriera di tutti i cantautori impegnati e ribelli come lui, incapaci di cedere a compromessi. Si tratta di uno sfogo travolgente, accostabile forse a La Locomotiva, dalla quale si differenzia per la maggiore argomentazione e l'assenza totale di narrazione, concentrandosi L'Avvelenata esclusivamente da Guccini stesso e da questo trovare pretesto per commentare la realtà. Completano l'album il quadretto velatamente malinconico di Piccola Storia Ignobile e i lunghi (fin troppo) otto minuti della title-track, colorata di Blues, Rock, Folk e Jazz.

Via Paolo Fabbri 43 non è un'album impeccabile e non raggunge i livelli di Radici ma restituisce a Guccini la sua forza espressiva. Un manciata di brani entrano di diritto nel suo canzoniere migliore e più ispirato, presentando un'autore che sfrutta meglio la musica a fini espressivi rispetto al recente passato e fa perno ancora una volta sui testi ed i messaggi, la propensione alla differenziazione dalla massa ed anche la celebrazione della propria indipendenza.

Dopo due anni Guccini pubblica un nuovo album. Amerigo (1978) merita citazione soprattutto per la traccia eponima, uno sguardo ad un avo emigrante che ancora una volta consegna un Folk forte sia come messaggio politico-sociale che come trasporto emotivo. Si distinguono anche alcuni spunti di Eskimo ma il resto è spesso sfocato e autoderivativo (Mondo Nuovo).

Inizia con la fine del decennio una crisi profonda per il cantautore, che cerca di far evolvere la sua musica ed i suoi racconti, senza tuttavia raggiungere l'ispirazione di un tempo ma anzi procedendo spesso per album stanchi e scialbi dove latitano contenuti e mezzi.

Metropolis (1981) è dispersivo e verboso quando invece ha poco da comunicare. Guccini cerca di ammodernare la sua musica con scarsi risultati e finisce spesso per auto-citarsi o perdersi nei suoi stessi stereotipi. Forse Venezia è l'episodio più interessante. Anche Guccini (1983) è tremendamente a corto di idee, da tutti i punti di vista: un'opera vacua e spenta. Nel 1987 viene pubblicato Signora Bovary, un'opera musicalmente fra le sue più evolute e ricercate, venata di Jazz e di strutture discretamente fantasiose per i suo standard. Soprattutto la lunga dedica di Keaton, un'altre delle sue toccanti storie ed un viaggio nelle miserie dell'uomo e del suo morire lento, rinverdisce la forza dei tempi migliori. Fra gli altri episodi, un pò altalenantie spesso mediocri, anche Canzone Di Notte N°3 non delude. Quello Che Non (1990) continua a distinguersi per la musica più che per i testi, adesso generalmente poco ispirati ed urgenti. Ancora un soffice Jazz con sfumature Pop affiora in Canzone Per Anna ma l'opera è interessante soprattutto nell'efficace e malinconica Canzone Delle Domande Concrete, fra i vertici di tutta la sua carriera. La maggior parte della sua produzione continua comunque ad essere ignorabile.

In cinque album Guccini ha tentato di rinnovare la componente musicale per occultare forse la sua calante ispirazione ma lo sforzo non riesce a nascondere la minore caratura dei lavori post-'78. Per quanto le venature Jazz siano apprezzabili, non si può parlare di un'elemento che cambi sostanzialmente il valore di brani spesso sfocati e deboli.

Parnassius Guccini (1993) contiene la canzone di protesta di Canzone Per Silvia ma soprattutto la dolce dedica di Farewell, retrospettiva sull'ingenuità giovanile e la volontà di vedere in un amore semplice una storia speciale. Samantha è un'accorato Pop cantautorale ed un altro brano ricordevole dell'opera. Decisamente più debole si presenta D'Amore Di Morte E Di Altre Sciocchezze (1998) che dopo ben cinque anni di pausa presenta un Guccini pieno di stereotipi e di derivatività. Il Jazz swingante de Il Matto contiene forse gli spunti più interessanti ma per il resto c'è davvero poco da salvare in quest'album. L'arrivo del nuovo millennio viene salutato con Stagioni (2000), un'album riflessivo e di nuovo attento ai testi. Le atmosfere sono malinconiche e tenui, quasi "senili", come in Autunno e Primavera '59. Le distanze dal banale però si assottigliano spesso fino a scomparire e nel complesso Guccini appare incapace di mettere a fuoco la sua abilità.

Col passare degli anni la forza espressiva degli album migliori sembra sempre più un ricordo relegato nel passato.




Voti:



Folk N.1 6

Due Anni Dopo 6

L'Isola Non Trovata 5,5

Radici 7,5

Opera Buffa 4

Stanze Di Vita Quotidiana 5

Via Paolo Fabbri 43 6,5

Amerigo 4,5

Album Concerto 6

Metropolis 4

Guccini 3

Signora Bovary 4

Quello Che Non 4,5

Parnassius Guccini 4,5

D'amore di morte e di altre sciocchezze 3,5

Stagioni 3,5

Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 13:41 | link | commenti | categoria:
lunedì, 24 settembre 2007
Il Vecchio E Il Bambino
Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera...

L' immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d' intorno non c'era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo...

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati...

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero...

E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"


(F. Guccini)
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 20:21 | link | commenti | categoria:
Noi Non Ci Saremo
Vedremo soltanto una sfera di fuoco
più grande del sole, più vasta del mondo;
nemmeno un grido risuonerà
solo il silenzio come un sudario si stenderà
fra il cielo e la terra
per mille secoli almeno
ma noi non ci saremo.

Poi per un anno la pioggia cadrà giù dal cielo
e i fiumi solcheranno la terra di nuovo,
verso gli oceani scorreranno
e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto nel cielo splenderà l'arcobaleno
ma noi non ci saremo.

E catene di monti coperti di neve
saranno confine a foreste di abeti
mai mano d'uomo le toccherà,
e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto, lontano, ritornerà il sereno
ma noi non ci saremo.

E il vento d'estate che viene dal mare
intonerà un canto fra mille rovine,
fra le macerie delle città,
fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà
fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo
ma noi non ci saremo.

E dai boschi e dal mare ritorna la vita
e ancora la terra sarà popolata,
fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni e ancora il mondo percorrerà
gli spazi di sempre per mille secoli almeno
ma noi non ci saremo.

(F. Guccini)
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 19:42 | link | commenti | categoria:
domenica, 23 settembre 2007
Almeno Stanotte
Cala, lento
un silenzio
d'assenzio.

Sulla giornata trascorsa,
vissuta nel crepuscolo
di un'autunno discreto.

Nell'ora del tramonto.

Immobili.

Imprigionati come mosche
i miei pensieri vaghi e dolci si cullano
all'ombra di una stella morente,
foriera della Notte che già brilla
soffusamente nel Cielo di Settembre.

Cala lento il sipario,
le tende nascondono,
per una quieta pietà,
le cicatrici più Nere,
le smorfie più orrende.

Scende, dolce,
il suono inudibile
della serenità dei perduti...

Ed ogni passo verso casa
porta il calore del sonno,
il riposo dal dolore.

E ad ogni passo, flebile,
l'anima, timida, sussurra:
siamo al sicuro, stanotte.

Siamo al sicuro, almeno stanotte.
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 21:43 | link | commenti | categoria:
Vasco Rossi
Tra i personaggi più clebri del panorama Rock/Pop italiano quello che iù impersona il mito del "ribelle" tra la massa è Vasco Rossi.

Rossi si presentò, ad inizio carriera, come un prodotto del Punk/Rock adattato alla provincia emiliana. Il suo aspetto e la sua natura da disadattato, drogato ed alcoolizzato, il suo look trasandato, povero ed arrangiato bastarono a rendere le sue prime avventure discografiche sufficientemente originali nel panorama musicale della penisola. Tuttavia, Rossi sembra non essere stato quasi mai capace di distinguersi artisticamente, se non in un numero esiguo di brani durante una ultra-ventennale carriera.

Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone (1978) conteneva la sua vena cantautorale e quel pizzico di estrosità e nichilismo che lo contraddistinguevano. La triste ballata di La Nostra Relazione, uno dei suoi testi più riusciti, è un deprimente affresco di una realtà senza sogni e speranze, votata alla rassegnazione. Quando invece ricorda Gaetano (E poi mi parli di una vita insieme) o tenta la carta del brano fin troppo innocuo (Tu Che Dormivi Piano) o ancora abbozza un Folk/Rock piatto (Silvia, Ed l Tempo Crea Noi) Vasco Rossi deve fare i conti con i suoi limiti sia nelle musiche che nei contenuti. La sua vena più intimista ed anche l'equilibrio fra l'anima Rock e quella più Pop trovano massimo compimento nei sette lunghi minuti di Jenny E' Pazza, altro affresco di un'esclusa e disperata ragazza. La delirante Ambarabaciccicoccò fa intravedere invece la sua vena più anticonformista. Nel complesso è un'esordio mediocre, ma impreziosito da tre brani degni di nota.

Non Siamo Mica Gli Americani (1979) non dimostra significativi progressi musicali. La sua forma di Rock/Pop con frequenti inserti Funk è sempre piuttosto amorfa. Il passo incalzante e le tastiere di Fegato, Fegato Spappolato ed un testo allucinato ancora una volta sintomo di disagio e degrado incorniciano un'altro dei suoi quadretti più comunicativi ed eclettici. La psichedelia di Sballi Ravvicinati Del Terzo Tipo ed il collage stravagante di Faccio Il Militare, probabilmente il suo brano più innovativo ed uno dei pochi che valga la pena di ricordare per l'originalità, sono altri episodi interessanti in un album che spesso si dimostra un pò debole (Io Non So Più Cosa Fare e Strega, p.e.). Sul versante delle ballate sentimentali Albachiara disegna con la solita scarnezza musicale immagini soffuse e toccanti unendo idealmente sia la grinta Rock che il fascino intimista, rimanendo di fatto uno dei clssici della lunga carriera di Rossi.

Colpa D'Alfredo (1980) consegna alla storia la sceneggiata tragicomica per ritmi sbilenchi eponima e la sofferta suonata per pianoforte di Anima Fragile.Il derivativo Rock'n'Roll di Susanna, la demenziale quanto trascurabile Non L'Hai Mica Capito, la psichedelia stantia di Alibi, l'Hardcore grintoso ma anche evidentemente à la Skiantos di Asilo Repubblic ed ancora la lenta Tropico Del Cancro sono tutti episodi minori e poco convincenti che allungano inutilmente il minutaggio. Purtroppo per Rossi, due brani e qualche spunto non bastano a salvare un'intero album.


Il quarto album segna una sempre più marcata fascinazione per il Rock e le sue fragorose chitarre. Siamo Solo Noi (1981) si apre con l'inno della title-track, un lento e riflessivo monologo che pian piano scoppia fra riff Hard Rock in un disperato inno per sconvolti ed amorali ragazzi, un'inno di chi si ritiene come Rossi un'escluso e "diverso". Il passo incalzante e lo sferragliare delle chitarre di Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio gettano altra benzina sul fuoco mentre il testo surreale continua la tradizione non-sense del passato. Numeri minori come Che Ironia ed il Reggae/Rock di Voglio Andare Al Mare anticipano un'altra ballata dolceamara come Brava che alterna l'urlo Hard Rock al recitato di stampo più cantautorale. Sempre l'ombra delle bagarre degli Who impregnano la mediocre Dimentichiamoci Questa Città, ponte di collegamento con la ballata di turno, un' Incredibile Romantica che si alza in urla chitarristiche e si chiude con graffianti refrain. La sommessa ed allucniata Valium conclude l'album ripescando le atmosfere psichedeliche del passato.

Di fatto Siamo Solo Noi segna un miglioramento sul piano musicale non trascurabile ed una certa maturazione anche dello stesso Vasco Rossi, adesso più calzante nella veste di rocker e finalmente capace di unire, anche nella forma musicale, l'anima sentimentale a quella più ruvida. La sua sensibilità è inoltre adesso sufficiente ad ispirare un inno come Siamo Solo Noi, prototipo di molti altri suoi brani celebri.

La crescita artistica continua con Vado Al Massimo (1982). Più sicuro nell'utilizzo di fragorose chitarre, Rossi si concede adesso il passo marziale di Sono Ancora In Coma, vicina per atteggiamento a certe sceneggiate degli Ac/Dc. Con disinvoltura assorbe anche gli spruzzi Jazz di Cosa Ti Fai e si scioglie nella ballata toccante di Ogni Volta, prodotto maturo delle sue riflessioni da uomo arreso ma combattivo impreziosito da un'assolo chitarristico nel finale ed un'accompagnamento non invadente ma efficace. La carica ironica torna prepotente nella title-track, un Reggae/Rock per testo sarcastico. Il canovaccio del Blues/Rock viene ripreso, sempre con l'usuale sfumatura di derivatività, in Credi Davvero mentre il Funk di Amore...Aiuto rinfresca stilemi che meritavano di rimanere relegati al suo passato. La seconda ballata dell'album, Canzone, è classicamente una desolata dedica amorosa che rappresenta, nonostante la poca originalità, l'episodio forse più toccante e sinceramente emozionante di tutta la sua carriera assieme a pochi altri episodi maggiori. Splendida Giornata, con il suo appeal Pop, bilancia con la sua leggerezza la cupa ma deludente La Noia.

Rispetto al passato la sua musica è più incisiva e Rossi appare conscio dei suoi mezzi. Seppure non si dimostri capace di distanziarsi da alcune forme consolidate, in quasi tutti i generi che sfiora, la sua opera è in questo periodo più piacevole e meno altalenante.

Bollicine (1983), forse cosciente della "maturità" acquisita, si fa leggermente più serioso. Nonostante quanto detto, la title-track tenta di nuovo la carta del gioco allusivo (Coca Cola e cocaina sembrano quasi intercambiabili), ma è poco più che un passaggio divertente e non ha certo la carica critica dei numeri deliranti dei primi album. Portatemi Dio è uno spento Blues/Rock e Deviazoni ricicla atmosfere da Electro-Funk con poca ispirazione ma la predica e la lezione di vita di Giocala è ancora più scialba, con Rossi che perde la forza e l'aggressività. I brani peggiori sono la New Wave derivativa di Ultimo Domicilio Conosciuto e la scialba Mi Piaci Perchè. In questa mediocrità si distinguono, tuttavia, la dolce Una Canzone Per Te, dove una chitarra intesse arpeggi avvolgenti ed un coro intona un testo ispirato nella parte conclusiva, e l'inno stesso del giovane semi-ribelle Rossi, quella Vita Spericolata che racchiude tutto il suo mondo, fatto di ideali di ribellione, sentimenti struggenti, atteggiamenti virili alternati a patemi d'animo e frasi fatte. Vita Spericolata è in fondo solo un'altra delle sue ballate, questa volta illuminata da un sax nella coda, ma rimarrà nella storia della musica italiana come la sua canzone più famosa assieme ad Albachiara.

Va Bene, Va Bene Così (1984) raccoglie l'inedito eponimo e alcuni brani live.

Cosa Succede In Città (1985) vira verso un sound più levigato pur non abbandonando completamente il Rock/Pop, semmai smussandolo degli spigoli e rendendolo nel complesso più radiofonico. La title-track, una hit divertente, anticipa la petetica ballata Toffee che ha l'unico pregio di anticipare il brano più valido dell'album: Ti Taglio La Gola. Quest'ultima canzone è l'unica che sembra conservare l'autoironia del passato ed una forma musicale sufficientemente riuscita.Tra gli altri brani, tutti mediocri, la conclusiva Dormi Dormi sembra l'unica che merita una citazione.

C'è Chi Dice No (1987) segna il passaggio definitivo ad un'immagine molto più seriosa. Abbandonati gli atteggiamenti semi-ribelli, Vasco Rossi è adesso un innocuo cantautore con la fascinazione del Rock. L'atmosfera dei suoi brani si è fatta claustrofobica e cupa, intellettualmente impegnata e tutt'altro che scherzosa. L'affresco desolante di Vivere Una Favola, la rabbiosa C'è Chi Dice No e la meno imbalsita Non Mi Va sembrano gli episodi meno trascurabili, soprattutto fra tanti brani poveri (Lunedì, Blasco Rossi, Brava Giulia). Ridere Di Te e la tenerissima Ciao aggiungono due episodi alla sua collana di ballate riuscite, senza però brillare per originalità. Nel complesso l'album, seppure migliore del precedente, presenta un'artista che ha poco da dire e può usufruire di pochi mezzi per farlo.

Vasco Rossi, da cantore del disagio giovanile dei disadattati ed emarginati, da ragazzo-uomo che ironizzava sui suoi guai e sulla sua immagine, sul suo mondo da emarginato e sopravvissuto è diventato il cantore serioso della società, dimostrando di non averne le capacità e finendo per diventare fin troppo severo con se stesso. Prima la sua figura caracollava sul palco, adesso l'atteggiamento da uomo vissuto lo costringe a presunte discussioni sui mali della società. Persa l'autoironia Rossi finisce per mostrare senza scusanti quanto la sua musica sia spesso derivativa e banale.

Purtroppo il successo continuerà ad aumentare e, forse anche per questo, Rossi proseguirrà in una progressiva cancellazione degli spunti più eclettici della sua opera fino a causarne un'appiattimento quasi totale. Anche il ragazzo sensibile cresciuto col Punk/Rock imparerà a riconoscere come indispensabile il consenso del pubblico, a quanto pare.

Liberi Liberi (1989) è ancora più innocuo del precedente. La carica irriverente che un tempo affiorava in alcuni sprazzi di ribellione è ormai lontana. Le canzoni sono deludenti e poco ispirate, in alcuni casi si protraggono inutilmente per diversi minuti spalmando poche idee più o meno riuscite. Dillo Alla Luna, un mid-tempo per fiati e basso pulsante, è forse l'unico episodio che vale la pena di ricordare.

Gli Spari Sopra (1993) ripresenta un Rossi nuovamente affascinato dalle atmosfere del Rock più duro: Lo Show, la debole Non Appari Mai, la cover della title-track, la mediocre Ci Credi , la esagitata quanto vacua Vuoi Star Ferma sono esempi di questa tendenza. D'altro canto i numeri più riusciti sono anche quelli più intimisti ed emozionali: l'inno esistenziale di Vivere, delicato episodio cantautorale che si increspa nel finale con chitarre fragorose; la strappalacrime Gabri, dedica ad una ragazza sedicenne e pretesto per esprimere la meglio la fragilità di Rossi; Stupendo, di diritto uno dei suoi brani più riusciti, meno banale riflessione sul trascorrere del tempo e sulla vita al ritmo di un'inquietante Rock che esplode prepotentemente nel refrain. Delusa è il brano ballabile di turno, invero poco più che divertente. In 63 minuti i riempitivi però sono fin troppi

Nessun Pericolo Per Te (1996) contiene la drammatica Gli Angeli, sospesa in un'atmosfera trasognata e con prevedibile finale per chitarre pirotecniche. Tra le altre canzoni si distingue Sally, ennesima ballata dedicata ad una ragazza sulla falariga di tanti episodi passati. Il resto dell'album si perde invece fra episodi sbiaditi o peggio. Ormai Vasco Rossi è la caricatura di se stesso e per quanto tenti di rinnovarsi i risultati sono mediocrissimi.

Sempre più confuso Rossi ritorna alla vena cantuatorale con Canzoni Per Me (1998). Il retrogusto Funk e le venature Rock di L'Una Per Te, la depressa e cantautorale Io No, la curiosa atmosfera Folk/Rock di Laura e soprattutto Quanti Anni Hai? dimostrano ancora una volta che la vena "sensibile" rimane quella che si dimostra quella più artisticamente valida. Non mancano brani minori, ovviamente, ma nel complesso l'abbandono (purtroppo) temporaneo ed un piccolo ritorno di scherzosità quasi infantile rendono quest'episodio il meno peggiore della sua produzione più recente.

Il successivo Stupido Hotel (2001) è un'opera vacua e priva d'ispirazione. La title-track è l'unica che unisce sensibilità e grinta Rock in modo sufficientemente efficace, pur senza distinguersi o meritare un posto nel canzoniere di Rossi. Il resto si perde fra ritmi Pop, rimasugli Hip Hop ed inutili scampoli Hard Rock.

Buoni O Cattivi (2004) costringe a ricredersi sul fatto che l'album precedente avesse toccato il fondo. Sempre più diviso fra tappeti di elettronica, battiti Hip Hop e chitarre Hard Rock Rossi barcolla fra ballate, strafotenti numeri di matrice Blues/Rock ed inutili numeri di Pop derivativo. La musica, sempre più un amorfo e stereotipato sottofondo, è tra le cose più banali di tutta la sua discografia (Cosa Vuoi Da Me è anche uno spudorato plagio di Pretty Fly degli Offspring).




Voti:

Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone 5
Non Siamo Mica Gli Americani 5,5
Colpa D'Alfredo 4,5
Siamo Solo Noi 5,5
Vado al Massimo 6,5
Bollicine 5
Cosa Succede In Città 4
C'è Chi Dice No 5
Liberi Liberi 4
Gli Spari Sopra 4,5
Nessun Pericolo Per Te 4
Canzoni per Me 5
Stupido Hotel 4
Buoni o Cattivi 3
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 10:10 | link | commenti (1) | categoria:
mercoledì, 19 settembre 2007
The Night
You're the night, Lilah. A little girl lost in the woods.
You're a folk tale, the unexplainable

You're a bedtime story. The one that keeps the curtains closed.
I hope you're waiting for me cause I can make it on my own.
I can make it on my own.

It's too dark to see the landmarks. I don't want your good luck charms.
I hope you're waiting for me across your carpet of stars.
You're the night, Lilah. You're everything that we can't see.
Lilah, you're the possibility.

You're the bedtime story. The one that keeps the curtains closed.
And I hope you're waiting for me cause I can make it on my own.
I can make it on my own.

Unknown the unlit world of old. You're the sounds I never heard before.
Off the map where the wild things grow. Another world outside my door.
Here I stand I'm all alone. Drive me down the pitch black road.
Lilah you're my only home and I can't make it on my own.

You're a bedtime story. The one that keeps the curtains closed.
And I hope you're waiting for me cause I can make it on my own.
I can make it on my own.

You're the paint can falling off the wall at the door that slams at the end of the hall where the kid rings sounds of basketball. The battle of the earth of the angels. The shifting snow drifts so realistic, so realistic - call you carpet of stars. See there is something in the yard. It's awful dark. With the painted strings, the cross, the good luck charm, the prayer, the extra layer.


(Morphine)
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 20:00 | link | commenti (3) | categoria:
martedì, 18 settembre 2007
Lovesick


You’re not my yoko ono
You said those words to me
You say some hurtful things now
None cut so deeply

Those visions of beauty
Those visions haunt me
Illusions of hope
And they drive me crazy

You’re not my yoko ono
You said those words to me
You have too many problems
Always in therapy

Lovesick

You are a constant patient
You stop me being mean
Give me some inspiration
Is that why you hit me

Lovesick
Lovesick

Those visions of beauty
Those visions haunt me
But I like them
I’ll keep them
I’ll just go crazy


You’re not my yoko ono
You said those words to me
You say some hurtful things now
None cut so deeply

Lovesick
Lovesick
Lovesick

(Lisa Germano)
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 18:56 | link | commenti (2) | categoria:
lunedì, 17 settembre 2007
Arriving somewhere but not here
Never stop the car on a drive in the dark?
Never look for the truth in your mother's eyes?
Never trust the sound of rain upon a river rushing through your ears?

Arriving somewhere but not here

Did you imagine the final sound as a gun? Or the shattered windows of a car? Did you ever imagine the last thing you'd hear as you're fading out was a song?

All my designs simplified
And all of my plans compromised
All of my dreams sacrificed


Ever had the feeling you've been here before?
Drinking down the poison the way you were taught
Every thought from here on in your life begins and all you knew was wrong?

Did you see the red mist block your path?
Did the scissors cut a way to your heart?
Did you feel the envy for the sons of mothers tearing you apart?
Scritto da: OrnitorincoNano alle ore 21:25 | link | commenti | categoria: